Caro lettore,

che lei sia un paziente o un medico siamo lieti di aver raccolto del materiale utile per conoscere una ricerca originale sull’Epigenetica e sulla Tumor Reversion, e gestire un’integrazione alle terapie oncologiche di base già in corso.

 

Ci sono diversi livelli di integrazione e pensiamo che quella con i peptidi di pesce, qui descritta e classificata da vari Ministeri della Salute europei nell’ambito dei Food Supplement, sia nella “fascia alta” della Medicina Integrativa per i suoi contenuti scientifici e la sua documentazione.

 

Speriamo che le notizie qui raccolte siano esaustive ma se voleste approfondire non esitate a contattarci all’indirizzo

info(at)oncovita.org

Le ricerche scientifiche

sulla riprogrammazione

delle cellule tumorali

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trattamenti chemio

Trattamenti  integrativi alla chemioterapia

“Non solo uccidere le cellule tumorali

ma anche correggerle”

tumor reversion

la ricerca

tumor reversion

Le ricerche per far tornare normali le cellule tumorali attraverso la riprogrammazione epigenetica del loro DNA

somiglianza cellule tumorali a staminali

le cellule tumorali assomigliano alle staminali

Rispondono ai fattori di differenziazione embrionale che le possono riportare alla normalità

chi siamo

ricercatrice laboratorio

OncoVita è un sito nato da un gruppo di pazienti oncologici, da parenti, da medici e ricercatori.

 

Nell’affrontare il percorso della terapia e della documentazione a disposizione, abbiamo constatato l’esistenza di moltissimi lavori scientifici, delle più qualificate Università e Istituti di ricerca di tutto il mondo, sull’utilizzo dei fattori di differenziazione provenienti dalle uova del pesce Zebrafish.

LA RICERCA

pesci zebrafish

L'argomento è trattato con grandi semplificazioni per renderlo accessibile a tutti

il tumore può essere reversibile

Non solo uccidere le cellule tumorali

ma anche correggerle

È questo il nuovo filone di ricerca reso possibile grazie all’epigenetica. Da molti anni l’attenzione del mondo universitario è tutta sulla genetica e sono stati investiti miliardi per sequenziare e studiare il DNA, il codice genetico che contiene 23.000 geni.

Fino a pochi anni fa si pensava che tutto fosse scritto nel nostro DNA. Non era così. Dopo anni di studi i ricercatori di tutto il mondo hanno constatato che il DNA non è l’unico “libro della vita”. Da solo non sa far niente, è un hardware su cui devono essere installati dei software biologici per far funzionare i tessuti e gli organi che, pur con lo stesso DNA, sono diversi tra loro. L’epigenetica è la scienza che studia come installare o riprogrammare questi software biologici.

Un nuovo approccio alla ricerca oncologica

Fino a poco tempo fa si pensava che i tumori fossero cellule con un danno irreversibile al DNA e che l’unico modo per curarlo fosse eliminare queste cellule: o rimuovendole chirurgicamente o avvelenandole con la chemioterapia o bruciandole con la radioterapia. Oggi la ricerca ha scoperto che, grazie all’epigenetica, è possibile molto spesso correggere e riprogrammare questi danni al DNA e far ritornare sane le cellule tumorali.

Questa è una delle ragioni per cui è nato questo sito: mettere a disposizione di tutti la ricerca e favorirne la diffusione.

Gli embrioni sono protetti dai tumori

Tutto è partito da un approccio non tradizionale: non studiare come uccidere le cellule ma studiare la vita quando si forma nell’embrione per comprenderne la logica e le leggi più profonde.

 

Così il ricercatore italiano Pier Mario Biava, ha osservato che se si somministrano degli agenti cancerogeni ad un embrione, prima della fase di organogenesi, è impossibile indurre un tumore ma se si somministrano gli stessi cancerogeni dopo che si sono formati gli organi ed apparati, è possibile indurre un tumore.

I fattori di differenziazione cellulare

Si è così scoperto che durante l’organogenesi c’è un picco di particolari peptidi, chiamati fattori di differenziazione cellulare, che hanno il compito di agire a livello epigenetico ed “installare il software di differenziazione” sulle cellule. Questi meccanismi sono così precisi che, non appena intercettano un errore, e in quella fase di tumultuoso sviluppo embrionale ce ne sono tanti, sono in grado di identificarli e ripararli. Nel caso invece in cui l’errore sia troppo grave, sono in grado di indurre il programma di “auto suicido”, l’apoptosi, e la cellula con errore viene eliminata. In questo modo vengono corretti gli errori indotti dai prodotti cancerogeni e, con questa riprogrammazione epigenetica, non si forma mai il tumore.

 

A conferma di questi meccanismi, sono stati realizzati con successo numerosi esperimenti in vitro nei quali si sono somministrati questi fattori a colture di cellule tumorali ed, anche in questi casi, si è osservata una riduzione della crescita ed, in vivo, si sono riscontrate diminuzioni della massa tumorale. I fattori che nell’embrione differenziano i tessuti, sono in grado di differenziare anche i tessuti adulti con deviazione tumorale.

La sinergia con i chemioterapici

I risultati diventano ancora più sorprendenti quando si associano questi fattori ai trattamenti chemioterapici: un importante lavoro realizzato dal prof. Mariano Bizzarri, all’Università La Sapienza di Roma, ha dimostrato come, associando i fattori al 5-fluorouracile nel trattamento in vitro di cellule del tumore del colon, si è ottenuto un rallentamento della crescita tumorale del 96% quando la sola chemioterapia rallentava solo del 35%.

Gli studi clinici

In un lavoro sull’uomo del prof. Tito Livraghi, uno degli epatologi più famosi al mondo, che ha visto coinvolti 179 pazienti affetti da carcinoma epatico in stadio medio-avanzato, non solo si è osservato nell’80% dei pazienti un netto miglioramento generale del performance status ma si sono registrate il 19,8% di regressioni ed il 16% di stabilizzazione della malattia. In totale il 35,8% di risultati risolutivi che per quella selezione di pazienti in stadio avanzato è moltissimo.

L’importanza di risultati si riassume nel grafico riportato qui sotto dove la curva superiore evidenzia la vita media raggiunta rispetto a quella attesa senza l’integrazione con i fattori di differenziazione, rappresentata dalla curva in basso.

grafico sopravvivenza con fattori differenziazione

Il Position Paper per l'integrazione

Un comitato di esperti conosciuti a livello internazionale, con il patrocinio dell’EMA (European Medical Association), ha redatto un documento scientifico, sotto la direzione del prof. Michele Carruba, ordinario della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Statale di Milano, che conclude:

 

“Il comitato riunitosi per valutare la solidità scientifica delle ricerche descritte ha confermato l’importanza di questo filone di studio e suggerisce che vengano promosse ulteriori ricerche, sia su modello animale che a livello clinico, con l’obiettivo specifico di valutare se l’associazione tra chemioterapia e fattori di differenziazione possa dare luogo ad una efficace sinergia terapeutica.

Esiste inoltre la possibilità di mettere a punto integratori che ispirandosi a queste ricerche possano fornire ai medici un valido supporto per integrare buona parte di quei fattori di differenziazione descritti in letteratura. Tali soluzioni sono da intendersi solo come integrazione alle terapie standard e si auspica che possano essere preventivamente validate mediante opportuni studi clinici”.

 

Lo stato dell'arte di queste ricerche

È in corso un’enorme sviluppo di queste ricerche e delle relative pubblicazioni scientifiche, come anche documentato dal sito www.tumoreversion.com dell’Università “La Sapienza” di Roma che tratta della riprogrammazione epigenetica.

 

La strada per arrivare ad un nuovo farmaco è stata intrapresa e tra qualche anno potremo avere a disposizione il meglio della ricerca in questo ambito. Ci sono molti ostacoli economici e legislativi che rallentano il processo, tuttavia il comitato scientifico ha recentemente identificato alcuni integratori che si ispirano a queste ricerche e riescono a dare un importante contributo sinergico alla chemioterapia.

 

Sono in corso importanti studi clinici e chi volesse saperne di più ed entrare in contatto con medici esperti può scriverci a

info(at)oncovita.org

pubblicazioni internazionali

Per facilitare il reperimento di questi testi, segnaliamo ai pazienti ed ai medici interessati, uno stralcio dei lavori che vertono sui fattori di differenziazione embrionale e ricerche affini, che abbiamo ritenuto scientificamente corretti e degni di consultazione.

 

Per ogni lavoro è citato il titolo originale con gli autori, la rivista, la traduzione del titolo in italiano ed un breve riferimento del contenuto dell’articolo. Chi volesse approfondire maggiormente può cliccare sul tasto “leggi di più” e visualizzare un riassunto più ampio e la prima pagina dell’articolo originale. ( Di più non possiamo riportare per non violare i diritti degli editori)

La riprogrammazione delle cellule metastatiche di tumori del microambiente embrionale Questo studio è stato pubblicato su Nature, una delle riviste più importanti al mondo in campo scientifico. Più una rivista è importante più è difficile pubblicare delle ricerche perché queste vengono poste al vaglio di un severo gruppo di revisori che verificano l’importanza e la serietà del lavoro scientifico.

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Il ruolo delle cellule neuroendocrine nel cancro della prostata. Una rivisitazione dell’attuale letteratura ed un conseguente razionale per ampliare ed integrare le modalità del trattamento corrente Questo articolo è molto importante perché tra i suoi autori c’è Richard Ablin, famoso per aver scoperto il PSA. E’ uno dei massimi esperti al mondo di prostata e tumore alla prostata. Il tumore della prostata è il più comune tumore solido in Europa ed il 95% dei casi è un adenocarcinoma acinoso.

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Tumore e differenziazione: un modello per spiegare la malignità Negli embrioni la crescita dei tumori viene fermata o rallentata da proteine, chiamate fattori di differenziazione staminale, presenti durante il processo di formazione degli organi. Questi fattori sono presenti sia nell’utero dei mammiferi che negli embrioni degli ovipari ed intervengono per proteggere gli embrioni da errori di trascrizione del DNA.

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Fattori di differenziazione embrionale con proprietà antitumorali: risultati clinici preliminari nella terapia di tumori avanzati Esperimenti su animali hanno dimostrato che fattori di regolazione possono fermare o rallentare la crescita dei tumori. Questi fattori sono presenti negli embrioni di ovipari o nell’utero gravido dei mammiferi quando nell’embrione si differenziano i vari tessuti.

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Proteine embrionali che inducono apoptosi mostrano attività antitumorali in Vitro ed in Vivo Quando una cellula si ammala e non è più in grado di guarire attiva un meccanismo che la porta al suicidio, si chiama apoptosi. Nelle cellule tumorali oltre ad altri guasti si è guastato anche questo meccanismo e le cellule che dovrebbero andare in apoptosi continuano a moltiplicarsi senza controllo.

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Alcune proteine embrionali di Zebrafish inducono apoptosi nelle cellule del cancro al colon umane (caco2) Studi preliminari hanno dimostrato come alcune proteine estratte dagli embrioni di Zebrafish, un particolare tipo di pesce, siano in grado di bloccare la moltiplicazione delle cellule tumorali. Questo studio vuole sviscerare le proprietà biologiche di queste proteine.

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Destino delle cellule di melanoma umano maligno trapiantate in embrione di Zebrafish: valutazione della migrazione e della divisione cellulare in assenza della formazione di tumore Alcune cellule di melanomi aggressivi esprimono anche geni caratteristici di altri tipi di cellule incluse le endoteliali, nervose e staminali e dimostrano quindi differenziate. E’ stata impostata una ricerca per verificare se il modello di zebrafish fosse funzionale per studiare questi tumori e le loro interazioni con il microambiente embrionale.

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Il campo morfogenetico embrionale induce reversione fenotipica nelle cellule cancerose Quando si impiantano delle cellule tumorali in un embrione in via di sviluppo si osserva una spontanea correzione della cellula tumorale o una sua eliminazione tramite “suicidio cellulare”. È noto ormai che le cellule tumorali hanno molti aspetti in comune con il comportamento delle cellule embrionali.

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Curve di crescita di linee cellulari di diversi tumori umani dopo trattamento in vitro con estratti di embrioni di Zebrafish. Sono state trattate in vitro con estratto di embrioni di Zebrafish cinque linee cellulari di tumori umani (glioblastoma, melanoma, adenocarcinoma del rene, del polmone e della leucemia linfoblastica). Ogni linea ha dimostrato un calo dello sviluppo cellulare conseguente al trattamento con l’estratto di embrioni di Zebrafish.

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Un approccio sistemico al trattamento del cancro. La riprogrammazione delle cellule tumorali focalizzata sui tumori endocrini. Il termine “riprogrammazione delle cellule tumorali” è usato per definire la trasformazione delle cellule tumorali in cellule normali completamente differenziate. Le ipotesi che le cellule tumorali possano essere corrette da fattori di differenziazione staminale sono basate sull’evidenza che lo sviluppo del tumore è soppresso dal microambiente embrionale.

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Lo stato dell’arte del modello Zebrafish per la ricerca tossicologica e tossico patologica. Vantaggi – limiti allo stato attuale. Lo Zebrafish è ora il principale modello per chiarire i ruoli di specifici geni e del loro sviluppo nei vertebrati. La conoscenza degli storici database riguardanti la biologia e la tossicologia, e la ricca conoscenza dei geni e del genoma dello Zebrafish, fa di questo pesce il modello classico per studiare i meccanismi della tossicità.

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Riprogrammazione delle cellule cancerose: fattori di differenziazione delle cellule staminali e modello operativo per ottimizzare il trattamento del cancro. La recente ricerca ha indotto gli scienziati a riconoscere il ruolo centrale giocato dalle cellule staminali cancerose a sostegno della malignità e della chemio resistenza. Secondo un recente modello di cancro le cellule tumorali sono come cellule embrionali indifferenziate ed i fattori di differenziazione influiscono sulla loro crescita.

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Analisi proteomica del profilo proteico durante l’iniziale sviluppo dello zebrafish (Danio rerio). In questo studio si esamina il profilo delle proteine che si esprimono all’inizio dello sviluppo dell’embrione di Zebrafish che sta diventando il modello standard per studiare lo sviluppo dei vertebrati e le malattie dell’uomo per la stretta similitudine biologica tra lo Zebrafish e l’uomo.

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I fattori regolatori embrionali e materni come terapie palliative in tumori solidi avanzati. Ricerche precedenti su animali e sull’uomo hanno evidenziato come fattori regolatori embrionali siano in grado di inibire la crescita dei tumori e migliorare il performance status (benessere) o la sopravvivenza in malati gravi di cancro. Sono state estratte dagli embrioni di pesce una serie di queste proteine regolatorie proprio durante i processi di differenziazione.

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Gli Embrioni di Xenopus Laevis condividono gli antigeni con gli embrioni di Zebrafish e con le neoplasie maligne umane. In questo studio si evidenzia come gli embrioni della rana Xenopus laevis condividono gli antigeni con gli embrioni di Zebrafish. Questi antigeni sono condivisi da differenti specie di embrione e sono anche ri-espressi in differenti tumori umani.

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Trattamento di carcinoma epatocellulare intermedio-avanzato con fattori di differenziazione delle cellule staminali: uno studio clinico randomizzato in aperto. L’epatocarcinoma è in crescita e rappresenta la terza causa di morte per tumori. Sono stati presi in esame casi avanzati di tumore trattati con fattori di differenziazione staminale prelevati da embrioni di pesce Zerafish.

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